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AUSCHWITZ 2015

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)



30 gennaio 1944 (Milano – binario 21)
in memoria delle deportazioni

Non ricordo se pioveva,
se c’era nebbia, neve o sole
in quel lontano 30 di gennaio.

Ricordo che era freddo
nella mia Milano, il 30 di gennaio.

Freddo a San Vittore,
freddo la notte svegli nel cortile
freddo sotto la tela del trasferimento,
freddo scendendo per via Ferrante Aporti.

Freddo il viaggio,
un lunghissimo viaggio verso il niente.

In tanti che non sarebbero tornati,
in tanti cittadini deportati.

Un appello nome per nome,
un numero, il fumo di un treno
pronto per partire e non tornare.

Un biglietto di fuoco sulla pelle
e il vento che ci spinge nel vagone,
un vento di sterco, di urina, di neve
e paura.

Ricordo gli occhi arresi,
il rumore assordante di stivali,
le mille e più stazioni attraversate,
le notti e i giorni di disperazione
i lamenti, le lacrime, il pianto dei bambini.

La brutalità dei lupi
e la durezza aspra della lingua.

Quel che non sapevo
è la drammatica forza della storia
che ancora sanguina dopo settant’anni

Abner Rossi
25 gennaio 2014

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