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Frank (Franco)

Testo di Franco Gobbetti.
Fotografie e location Ivano Mercanzin.
22 Ottobre 2016. Montebello Vicentino. B&B Il Gelso Bianco.

Un appuntamento, un dialogo tra vecchi e nuovi amici. Un incontro nell’incontro.
IL GATTO ASCOLTATORE.
FRANK, IL GATTO NERO E IL GELSO BIANCO.

Una piacevole giornata di fine ottobre ospiti in un bell’ambiente collinare, in una verde campagna acquerellata dalle tinte autunnali che sembra un giardino. Un appuntamento tra vecchi e nuovi amici desiderosi d’incontrarsi e conoscersi meglio. Si parla, tra le altre cose, di ciò che più da vicino ci riguarda. Si parla soprattutto d’arte in senso lato e libero, di creatività, di fotografia, di scrittura, di poesia, di critica e di attitudini, affinità e talenti artistici. Il clima è confidenziale, l’atmosfera è simpatica e cordiale, i dialoghi s’intrecciano e costruiscono considerazioni, scenari, visioni, proiezioni, valutazioni ed impressioni critiche. L’ambito ed il contesto, senza accademismi e virtuosismi di genere e maniera, immancabilmente animano una vibrante situazione intellettuale che coinvolge non solo lo spirito creativo ma anche argomenti di varia umanità.
Gli amici parlano un po’ a turno con interventi riguardanti le loro varie personali esperienze creative, artistiche e progettuali. Tra i partecipanti e animatori del gruppo ci sono anche alcuni fotografi naturalmente armati delle inseparabili e strategiche foto-macchine digitali. Uno di questi, Ivano, si diverte a ritrarre e a documentare, più o meno giocosamente, con il proprio obiettivo i vari momenti dell’incontro. C’è Pino che racconta la sua intensa esperienza in fotografia durata una vita. C’è Giuseppe che parla di teatro, poesia e pittura, della propria e in generale. C’è Tania che racconta la sua passione e attitudine nell’inventare e confezionare scrittura, bei racconti, commenti e profili critici rivolti agli amici fotografi e creativi. Intanto Ivano appassionato fotografo, tra uno scatto e l’altro collabora anch’egli attivamente al dialogo. Ci sono poi le signore e le ragazze che un po’ ascoltano e un po’ intervengono a seconda degli argomenti. C’è anche Frank, di formazione e mestiere designer, che parla a sua volta delle proprie esperienze creative e dei suoi mondi visionari, grafici e visivi.
Ma nel giardino c’è un altro ospite. E’un bel gatto nero che, apparentemente indifferente, partecipa invece a suo modo a quell’incontro di persone. Sembra uscito improvvisamente per un artifizio magico dalla macchia erbosa e muschiata. Si struscia nell’erba, sgranando gli occhioni che dal giallo acceso variano ad un verde azzurro riflettendo i colori umidi e muschiosi del prato. Giocherella simpaticamente e in modo ruffiano con le signore, con le ragazze che gli restituiscono volentieri giocosità e attenzioni.
Non viene chiamato per nome, non si capisce se appartenga al posto, è lì e basta. E’ lì che sembrerebbe tenerci compagnia animando la scena con il suo pelo lucidissimo e assolutamente nero, talmente nero che con la luce del sole assume e riflette modulazioni e varianti cromatiche bluastre. Il gatto segue le persone, le persone lo lasciano fare. Sembra essere interessato in particolar modo a Frank, ai suoi discorsi, alla sua voce con la erre moscia, ai suoi gesti, alle sue mani che, parlando, tracciano grafie, segni e disegni nell’aria. Sembra essere pure molto attratto dallo sguardo di Frank, dai suoi occhi che forse, per empatia istintiva, considera un po’ felini come i propri. Osserva silenziosamente la situazione e diventa quasi partecipe muto ma interessato agli argomenti trattati. Evidentemente la bestiola, che è una creatura appartenente per tradizione e leggenda al mistero e alla magia, si sente coinvolto nel ruolo altrettanto misterioso della creatività artistica. Viene intensamente attratto dalla nuvola di fumo che Frank anima intorno a sè accendendosi il toscano. Forse vede quell’uomo come uno sciamano, come uno stregone avvolto in una spirale fumosa, come un mago che maneggia fuoco e fumo, come un angelo o come uno spirito che traccia segni magici nell’aria. Gli amici e lo stesso Frank non sembrano accorgersi di quella presenza felina così ravvicinata e continuano nel loro discorsi mentre Ivano seguita a ritrarre fotograficamente i momenti del pomeriggio. Il gatto nero si muove sinuosamente e liberamente. Sembra non avere padroni né radici domestiche, né appartenenza locale specifica. Non si sa se appartenga alla casa che ci ospita o se invece sia un clandestino o un indipendente. L’unica cosa certa è che appare stranamente molto interessato alla presenza, alla gestualità e ai discorsi di Frank che con le sue parole evoca in qualche modo i segreti, i misteri, i fascini oscuri, la magia e la particolarità della creatività e dell’arte. Il pomeriggio prosegue e infine verso il tramonto si conclude con il commiato e i calorosi saluti degli amici che si apprestano a tornarsene a casa.
La giornata era iniziata nel sole ma ora il cielo crepuscolare si presenta coperto di nubi e nell’aria comincia ad animarsi una lieve pioviggine. Il gatto si è spostato verso casa e non si capisce a cosa possa pensare mentre è attratto dalle imposte chiuse delle finestre. Nessuno ci fa troppo caso, Ivano scatta le ultime foto della giornata mentre gli amici salgono in auto a salutare con un ultimo cenno la bella giornata trascorsa. Questo racconto è una piccola storia vera che nasce dalla cronaca di un appuntamento concretizzatosi poi in un reale e costruttivo incontro. Solo in un secondo tempo, visionando il foto reportage della giornata, ci si è resi conto della effettiva e quasi onnipresente figura del gatto nero che come un simbolo emblematico ha accompagnato le ore, i dialoghi, le persone, ma soprattutto Frank nei vari momenti dell’incontro. Pensandoci bene al momento della nostra partenza dal Gelso Bianco si poteva notare il gatto nero che, da sotto il secolare e storico albero, ( dove forse un tempo, molto tempo fa, qualche vera strega avrà dato realmente appuntamento notturno a qualche altra collega o a qualche mago e al suo gatto ) apriva le piccole fauci a simulare un saluto oppure un minimale ruggito di disapprovazione riguardante la nostra partenza.
Franco Gobbetti.
30 ottobre 2016
Foto di Ivano Mercanzin.


A IVANO MERCANZIN FOTOGRAFO e non solo.
UN DOVEROSO COMMENTO all'autore delle foto-immagini che compongono il foto racconto di Franco Gobbetti:
"FRANK, IL GATTO NERO E IL GELSO BIANCO".

A IVANO MERCANZIN, uomo sensibile cortese e generoso, fotografo per cuore e per passione. Un commento doveroso al suo lavoro fotografico che mi sono permesso di corredare con un racconto per descrivere l'inattesa, curiosa e simpatica storia di quel "pomeriggio di un giorno da amici e da gatti".
>> Introduzione, prefazione.
Un gruppo di persone si incontra in un bel posto per sancire, rinfrescare e consolidare vecchie e nuove amicizie. Non sono "personaggi in cerca d'autore" come titolava Pirandello, semmai sono autori in cerca di un progetto, di un'occasione operativa e strutturale, di un punto d'approdo che sia allo stesso tempo traguardo ma anche nuova partenza per immaginabili e pure inimmaginabili, innovative e significative ricerche ed esplorazioni della creatività.
Com'è buona e saggia abitudine, diventa quasi d'obbligo in questi casi, documentare l'incontro, almeno per le sue fasi più salienti e significative. In questo gruppo di creativi, guarda caso, c'erano pure dei fotografi, non dei fotografi pivelli, non dei fotografi della domenica ma bravi e preparati operatori dell'obiettivo. In questo caso Ivano si è auto incaricato di fare il reporter di alcuni momenti. Uno di questi è proprio il servizio in questione che forse doveva avere solo la funzione di documentario e che invece è diventato pure una storia, un'occasione per un racconto. Un duplice racconto, una narrazione visiva fotografica e un compendio letterario sfociato in una piccola sceneggiatura a sorpresa. Il fatto che il soggetto sia io è puramente casuale e involontario. Io posso anche costituire un'occasione di relativo o legittimo interesse, non dico di no, ma qui il vero fulcro del racconto in effetti è il gatto che, a dispetto di ogni regola, si è auto incoronato primo interprete della scena. Effettivamente ci siamo accorti di tutto ciò solo a visione finale e postuma del foto servizio. Non c'è stata e non c'era nessuna intenzione di costruire pose o artifizi.Il simpatico e ammiccante risultato è ed è stato solo dettato dal vero, reale e obiettivo svolgersi dei fatti.
Recensione, commento al foto servizio.
Ivano ha saputo cogliere con pertinente e precisa maestria espressioni, mimiche, gestualità, sguardi umani e felini attraverso il suo bianco nero che, come sempre, affascina e stupisce per bellezza, incisività, grafia, contrasti, luci e ombre. E' stato un modo dinamico, veloce, snello, quello usato dal fotografo per ritrarre la situazione che si evolveva, si muoveva e si trasformava di momento in momento anche se il luogo rimaneva fisso, continuo e fermo. L'impasto fotografico dei vari momenti è molto intenso pur rimanendo nell'ambito del bianco nero. Gli scatti ritraggono in modo molto materico ma non gretto o pesante sia l'ambiente che i personaggi cogliendone anche i minimi particolari. Le foto scandagliano i volti, gli sguardi, i movimenti delle mani, la mimica in un modo quasi graffiante usando un disegno in chiaro scuro che ne accentua e valorizza tutte le luci, le ombre e pure i mezzi toni. Un modo di fotografare forte, molto espressivo, intensamente grafico, estremamente vibrante e vivo in sensibilità e tratti poetici. Una scena tutto sommato semplice che diventa invece scenario ad alta densità narrativa, descrittiva ed emozionale tra analisi psicoindagatoria e raffinatezze di elegante sintesi visiva. Fotografia di ottima fattura, il risultato c'è e si vede.
Franco Gobbetti per Ivano Mercanzin.
30 ottobre 2016.

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