VENINI : IL SOFFIO DELLA CREAZIONE

Alessandro Mendini, architetto e designer di fama mondiale, racconta così la magia del Vetro nella Fornace Venini.
“Nella mia memoria, sono da sempre depositati i fantasmi della inconfondibile identità della Venini.
Quando lavoro per questa nobile azienda cerco sempre di collegarmi al mistero degli archetipi che hanno condotto a un così preciso stile, lungo una così lunga storia, e cerco di provarne una interpretazione.
Mi sembra che il gusto Venini sia frutto di un magico dosaggio creatosi nel tempo, fra alcune tecniche esclusive, alcuni eccezionali artisti inventori di forme, e la scelta di certi colori.
Questa tradizione e questi confini sono la magica formula di Venini.
L’hortus conclusus Venini fa parte delle meraviglie dell’umanità.
Calma e saggezza di un chiaro artigianato, puro e intatto nel tempo, incorruttibile dalla violenza delle mode, un esempio e una testimonianza di perfezione.”
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Un’emozione unica, che scaturisce dal momento in cui la sabbia raffinata viene mescolata con preziosi minerali, fino al soffio dei Maestri Vetrai che, con la loro
manualità, donano vita a disegni e ad espressioni culturali di selezionati creativi. In VENINI esiste un “Genius Loci” che permette di evidenziare un diverso modo
di vedere il vetro e la sua lavorazione, interessante alternativa alla consolidata tradizione muranese che fanno di VENINI un esempio di unicità.
Il rispetto per questa materia, insieme al costante accrescimento della ricerca nella lavorazione vetraria, rendono un’opera firmata VENINI unica, come voce
che racconta la poesia e l’artigianalità che il prodotto racchiude in sé.
(fonte sito VENINI : www.venini.com)
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Note del progetto:
Progetto fotografico realizzato tra maggio e settembre 2016
in questo momento sono visibili solo Compendio e MOVIE, il resto è visionabile solo con l'utilizzo di una pw.
(in attesa della realizzazione di una mostra e di un catalogo fotografico completo di tutte le foto)

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VENINI: IL SOFFIO DELLA CREAZIONE.
La sabbia, il fuoco, la forma. L’uomo le mani e il soffio dell’arte.
di Franco Gobbetti.


•Ivano Mercanzin fotografo per cuore e per passione è entrato fisicamente e spiritualmente nell’affascinante mondo del vetro artistico a Murano a vedere dietro e tra le quinte, a esplorare e ritrarre l’antro di Venini, il regno dell’arte del vetro. L’officina del fuoco creatore si apre così all’obiettivo svelando la bottega-laboratorio con la magica fornace che fonde le sabbie e i minerali. Si rivelano così tutte le altre relative componenti: macchinari, strutture, utensili e strumenti usati in questa prestigiosa e antica azienda da sempre produttrice di bellezza artistica nella creazione ed elaborazione del vetro. Il fotografo ne rivela scrupolosamente il cuore segreto, i riti, le procedure lavorative, le alchimie più nascoste ed i prodotti finali. Le foto, molto ricche di atmosfera, snodandosi in un racconto rivelatore, ci mostrano via via tutti i processi di creazione del vetro d’arte. Il linguaggio stilistico di Mercanzin pare qui nascere e svilupparsi privilegiando riprese, almeno a mio avviso, concepite basilarmente e inizialmente in bianconero.
Un bianconero caliginoso che sembra generato dai fumi dei forni e dei crogioli, inquadrature dalle quali poi lentamente appare ed emerge in crescendo la cromaticità acquisita e conquistata del colore. La colorazione quindi sembra lentamente affiorare e crescere, come un completamento guadagnata per gradi e livelli dal chiaroscuro fuligginoso di base andando a donare corpo cromatico e ulteriore forma e sostanza tonale alle immagini. Gli scatti rivelatori, molto netti, plastici e scenografici, colgono e ritraggono con un’incisività quasi graffiante, fin da subito, i momenti salienti e basilari di questa antica arte in tutti i suoi particolari. Forza, energia, lucido impegno, calore, sudore, genio e umana fatica collaborano alternandosi a plasmare la materia vetrosa sottoposta all’alito ardente del fuoco modellatore. Il ritmo del foto racconto è scandito da una regia tecnicamente lirica, immancabilmente ma disciplinatamente poetica, rigorosa e funzionale. Il racconto è costituito dalle fasi di lavorazione e dai gesti dei principali interpreti della storia stessa quali: la pasta vitrea e gli artigiani, anzi, i maestri artigiani che creano, manipolano, lavorano e soffiano con le loro speciali canne, la materia prima, la preziosa pasta di vetro. Le immagini di Ivano ritraggono attentamente e non solo esteticamente, l’impegno forte ed energico degli uomini, l’uso dei particolari elementi, dei materiali e degli appositi utensili. Ivano mette inoltre in atto uno scandaglio di lettura e indagine psicologica, strutturale e anche tecnica molto efficace usando un linguaggio analitico prima e sintetico poi, unito nell’equilibrio e nella sapienza di un’esperta e matura narrazione dinamica più rappresentativa che meramente descrittiva. Dalle foto emerge il vero e centrale spirito di questa avventurosa storia rappresentato dalla forza e dall’energia, componenti che un po’ diabolicamente ma con tanto impegno e genio danno corpo e arte alla forma. L’occhio fotografico indaga tutti i livelli di questo laboratorio officinale, di questo sapiente e antico opificio di conoscenza ed esperienza artigiana e professionale qui smontato, analizzato e rimontato dalla sensibilità visiva e creativa di Ivano. L’indagine parte dall’elemento base, dalla sabbia, significativamente qui chiamata secondo la “lengua” del posto: “Sabia” sia a voce che in scrittura, vergata ufficialmente a mano sul registro mastro, sul quaderno tecnico degli ingredienti basilari della ricetta che descrive minuziosamente la mistura chimica.

L’indagine prosegue poi ripartendo dagli altri vari minerali usati, passando all’alchimia dei dosaggi e degli impasti, arrivando quindi alla vampa terribile e feroce ma creativamente costruttiva del fuoco che divampa all’interno dei forni, fuoco ancestrale e selvaggio qui sapientemente ammaestrato e domato fino ad ottenere l’informe pasta vetrosa incandescente che verrà subito sottoposta alla lavorazione e alla manualità esperta dei maestri artigiani che con affinata capacità e bravura fondono, soffiano, operano, modellano, tagliano e danno forma al vetro ancora semifluido e bollente. Le inquadrature documentano con partecipe ed emozionata attenzione ogni componente della struttura facendone emergere atmosfere, angoli caratteristici, siti, locali e ambienti, particolari tecnici, caratteristiche estetiche e funzionali. I forni feroci e violenti nelle loro incandescenze, i fumi evocanti atmosfere vagamente infernali, i vecchi muri scrostati, consunti dal tempo, dall’uso e dalle varie attività produttive, gli strumenti e le attrezzature assieme agli uomini diventano così un palpitante e dinamico palcoscenico narrante l’antico rito del fuoco e della creazione della materia. Così come il Creatore cosmico infuse la vita nell’inerte argilla primitiva e primigenia soffiandovi il misterioso miracolo dell’alito vitale, questi uomini soffiano nella materia del vetro infondendo lo spirito e la forma della creazione. Creazione artistica s’intende ma pur sempre creazione.
Un lavoro fotografico d’alto livello e impegno che testimonia il passaggio e la trasformazione della materia inerte in sostanza artistica e poetica viva e vitale tramite e grazie all’azione degli elementi naturali e all’intervento essenziale dell’uomo. Questa importante ed efficace testimonianza fotografica che non è solo opera estetica ma anche etica ci rende molto bene l’idea toccandoci con sempre nuova meraviglia, stupore ed emozione.
(Novembre 2016).


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