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Solo Amore

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Solo Amore
poesie di Raffaele Luise
fotografie di Ivano Mercanzin
editore:Intermedia Edizioni

per acquistare il libro


Prologo

“Solo Amore” è un titolo polisemico, evocativo di intuizioni che da una parte toccano l’intraducibile e più profonda esperienza personale di ciascuno di noi, ma dall’altra ne dilatano enormemente lo spazio, fino ad abbracciare il mare (che è figura del Cosmo), la donna (che è la quintessenza dell’Amore), e Dio (che è la fonte e l’approdo dell’Amore).
Che l’Amore sia polisemico lo dicono i diversi nomi che lo designano nelle varie lingue, e che i greci chiamarono: eros o l’amore sensuale, filia o l’amore di amicizia, e agape o l’amore fraterno, caritatevole. Sono forme strettamente interrelate fra di loro, ma è eros che dà il sapore ad ogni forma di amore!
Come corpo, mente e anima sono plasmati della stessa argilla, così il mondo, l’uomo e Dio sono legati da infiniti legami invisibili d’Amore. Al punto, che possiamo dire che questi tre amori, alla donna, al mare e a Dio, vivono misteriosamente nello stesso respiro.
Chi è innamorato di una donna, e per lui lei è la “donna del mare”, la sua Musa, sente immediatamente dilatarsi lo sguardo del cuore e della mente al mondo, e percepisce che le finestre dell’anima si aprono a quella luce miseriosa, più pura e diafana, che chiamiamo Dio. L’esperienza autentica dell’amore – quella che dice: “per sempre”- è insomma esperienza divina, che ci eterna.
Ma l’Amore è polisemico, in primo luogo, perchè la sua sostanza è quella del fuoco, della passione, della follia. E in quanto tale, rappresenta fedelmente la nostra natura, perché noi siamo portatori del fuoco, siamo sentimento, amicizia, e passione fino alla follia.
Gli innamorati conoscono bene questa follia, che ha le sue radici nella natura “ambivalente”, “bifronte” dell’Amore, che Ovidio ha espresso perfettamente nel verso immortale: “Nec tecum nec sine te vivere possum”: il calore che fonde, e, allo stesso tempo, la distanza che separa!
“Io t’ho amato sempre, non t’ ho amato mai”, canta Fabrizio de André.
È questo l’irriducibile “tormento” dell’Amore (sempre presente anche se in forme diverse, sia nella fase dell’innamoramento che in quello dell’amore ormai istituzionalizzato) che esprime il dinamismo costitutivo di Eros, quel misterioso impasto di luce e di ombra che l’attraversa, e che svela nelle sue profondità la polarità ineludibile di Amore e Morte. E qui vorrei ricordare che, non a caso, Afrodite, la dea dell’Amore, era venerata nei tempi arcaici anche come dea della Morte.
Il titolo, “anch’esso bifronte”, vuole attingere proprio questo conturbante mistero. Esso si può leggere, come è scritto, “Solo Amore”, oppure, specularmente, “Amore Solo”.
“Solo Amore” vuol dire che soltanto l’Amore conta, l’amore personale e cosmico allo stesso tempo, perché esso è il ritmo e il respiro stesso della vita.
“Amore Solo” significa, invece, che anche l’Amore è solo, e questo va inteso in un’accezione vastissima, che va dal desiderio umanissimo degli amanti di stare da soli, all’estrema frontiera dove, nonostante l’Amore in sè sia purissima relazione, anche l’umanità, lo stesso Cosmo e addirittura Dio possono fare l’esperienza di una solitudine vertiginosa e priva di parole per essere detta.
La stessa fonte dell’Amore, Dio, è solo senza gli uomini, e senza la Creazione!
Per non parlare, poi, guardando al perimetro del nostro mondo, ai tanti amori avversati e negati, per i più fantasiosi motivi, vuoi che siano omosessuali o che leghino persone di censo, religione, cultura e pelle differente.
Ma, il titolo, letto nella sua interezza, vuole in realtà affermare proprio questo: che nessun amore è sbagliato. Sbagliate sono le leggi, i costumi, lo stato della nostra civiltà.
Ma questa affermazione decisiva, ancora una volta, può essere fatta solo dalla poesia, questa più sapiente ermeneutica della Realtà.

Donna del mare

Torna, torna amore

a donarmi quel frutto

nell’azzurro cielo di Creta,
lungo coste che portano la felicità.
Torna a ballare con me il sirtaki,
seduti al tavolo di quella taverna
sul mare di Triopetra.

La luna quasi si immergeva nell’acqua
e il vento tra le tamerici

ci ubriacava di profumi.

Portavi un abito lungo
comprato su una bancarella

ma eri una dea

luminosa e bella

Come la vita sognata.

Mi manchi donna del mare.

Sirena

Come luna che sorge

nel cuore del sole,

mi venisti incontro

in un mare di cobalto,
una mattina d’estate.
Sospesi tra cielo e terra
in un abbraccio equoreo.
Com’era leggero allora il mondo
e sorridente la vita.

Tu eri quel sorriso.

Ero andato lontano
a perdermi nell’immensità marina,
pulsante di risonanze cosmiche.

Il sale e il sole
mi colavano dai capelli sugli occhi.
Mi ero fermato,

per riprendere fiato

e trattenere quel momento perfetto.
E d’un tratto
ti vidi,
nuotare incontro a me.

Soli nel mare

come astri persi nel firmamento.
La crocchia dei tuoi capelli

Il tuo timone.

Mi guardavi felice,
e il tuo sorriso

di sole impastato di luna
esplose nella mia carne

con il fragore
di una nuova nascita.

Anche il mio cuore

allora

divenne mare.

Postfazione

di Isabella Gambini, editore

“Solo amore” intensa e profonda raccolta poetica di Raffaele Luise ricama una delicata tessitura fra mare, terra e cielo. Nella prima parte è l’acqua a condurre le danze del sentire poetico, accompagnandone l’immersione emozionale. Il poeta accoglie dentro di sé l’immensità marina; il cuore diventa acqua, la vita una trama d’onde. E come i flutti nella risacca, il sentimento avanza, si infrange e ritorna, perché sempre si torna/per ripartire. Il Mediterraneo resta una presenza dilatata, continua e sconfinata, famigliare e impenetrabile; guida la forza arcana di una navigazione dell’anima, espletando la funzione maieutica che spinge la passione a farsi parola. In questo sentire fluido, l’amore non può che avere le fattezze e lo sguardo acquoreo di una donna del mare, una musa che conduce gli approdi e i naufragi del cuore. Se la distesa del Mediterraneo ha il potere di richiamare l’arcana evocazione del mito, l’immersione nel profondo può però anche manifestarsi come una discesa infera, nella quale il poeta, come Orfeo, vaga alla disperata ricerca di una Euridice smarrita in un regno oscuro. E sempre il naufragio si fa metafora dell’erranza dell’anima, che nella lenta deriva trova la
consolazione del perdersi nel mistero di Dio.
Nella seconda parte della raccolta ha luogo l’approdo, ed è la terra a reclamare il canto. Anche le parole si fanno più solide, corporee, per trasformarsi in narrazione e dare voce alla materia, allargando lo sguardo fra cielo, terra e acqua. Ma anche questo mondo più definito è sempre esplorato con sguardo diafano, attraverso un alfabeto di stimoli e suggestioni. Come in un cantico che rivela che ogni cosa è sacra, e può confidare il suo intimo segreto a chi sappia mettersi in ascolto. È in questa percezione di parole segrete che diventa possibile sentire Dio, come una vibrazione a cui abbandonarsi, una rivelazione del Creatore attraverso la sua creatura, nel respiro condiviso di spirito e materia.
E così, anche la poesia rimane impigliata, come il cuore, nella magica fusione di tempo ed eternità.

L’Autore

Raffaele Luise è il Decano dei Vaticanisti della Rai, dove ha lavorato come Inviato Speciale per più di trent’anni, seguendo in Italia e nel mondo i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e i primi anni di quello di Francesco. Ha, in diverse occasioni, intervistato i tre Pontefici.
È stato Inviato di guerra, sui fronti più drammatici del mondo, nel trapasso tra fine del Novecento e primi anni del Duemila: in Somalia, in Iraq e a Sarajevo. Tra i massimi esperti del Dialogo interreligioso e interculturale, ha promosso numerosi Convegni sul tema e svolto docenze in diverse Università italiane.
Ha insegnato Giornalismo televisivo presso l’ Università Lumsa di Roma.
È autore di: L’ecumenismo da Basilea a Seul, in Quaderni del Circolo Rosselli (1991); I tre Monoteismi in dialogo, in Quaderni del Circolo Rosselli (1992), editi da Franco Angeli.
La visione di un monaco. Il futuro della fede e della chiesa nel colloquio con Benedetto Calati (2000), bestseller dell’editoria cattolica; Cenacoli di resistenza. Quando i contemplativi delle diverse religioni del mondo pregano per la pace (2004); Dubbio
e Mistero: a colloquio con Norberto Bobbio, (2006), l’ultima intervista rilasciata dal grande Intellettuale; Chiedi alla sabbia. Sulle tracce di Charles de Foucauld (2007), editi da Cittadella Editrice.
Raimon Panikkar. Profeta del dopodomani (2011); Con le periferie nel cuore (2014), editi da Edizioni San Paolo. Testimone della misericordia. Il mio viaggio con Francesco. Conversazioni con Raffaele Luise, Walter Kasper e Raffaele Luise (2015), Garzanti, tradotto in quattro lingue. Diversi altri Scritti sono apparsi in volumi collettanei.
Solo Amore è il suo approdo poetico.
È autore del blog VaticanoMondo, www.vaticanomondo. co

Fotografie di Ivano Mercanzin

Ivano Mercanzin studia disegno e pittura, partecipa a concorsi di poesia ricevendo premi e menzioni.
La lettura di autori classici e contemporanei accompagna il suo percorso mentre lo studio dei pittori e scultori moderni e contemporanei completa la sua formazione. Come un’illuminazione ecco arrivare nel 2012, “La Fotografia”.
Venezia, Terra Madre, The Face (s) of NYC, Coney Island, Fornace Venini, 21 grammi, Boys don’t cry, Lio Piccolo sono alcuni dei suoi progetti esposti in numerose città: Vicenza, Verona, Venezia, Bologna, Padova, Bruxelles, Dublino, Tirana, Costa Azzurra, Marsiglia, New York.

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