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Solo Amore

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Solo Amore
poesie di Raffaele Luise
fotografie di Ivano Mercanzin
editore:Intermedia Edizioni

per acquistare il libro


Prologo

“Solo Amore” è un titolo polisemico, evocativo di intuizioni che da una parte toccano l’intraducibile e più profonda esperienza personale di ciascuno di noi, ma dall’altra ne dilatano enormemente lo spazio, fino ad abbracciare il mare (che è figura del Cosmo), la donna (che è la quintessenza dell’Amore), e Dio (che è la fonte e l’approdo dell’Amore).
Che l’Amore sia polisemico lo dicono i diversi nomi che lo designano nelle varie lingue, e che i greci chiamarono: eros o l’amore sensuale, filia o l’amore di amicizia, e agape o l’amore fraterno, caritatevole. Sono forme strettamente interrelate fra di loro, ma è eros che dà il sapore ad ogni forma di amore!
Come corpo, mente e anima sono plasmati della stessa argilla, così il mondo, l’uomo e Dio sono legati da infiniti legami invisibili d’Amore. Al punto, che possiamo dire che questi tre amori, alla donna, al mare e a Dio, vivono misteriosamente nello stesso respiro.
Chi è innamorato di una donna, e per lui lei è la “donna del mare”, la sua Musa, sente immediatamente dilatarsi lo sguardo del cuore e della mente al mondo, e percepisce che le finestre dell’anima si aprono a quella luce miseriosa, più pura e diafana, che chiamiamo Dio. L’esperienza autentica dell’amore – quella che dice: “per sempre”- è insomma esperienza divina, che ci eterna.
Ma l’Amore è polisemico, in primo luogo, perchè la sua sostanza è quella del fuoco, della passione, della follia. E in quanto tale, rappresenta fedelmente la nostra natura, perché noi siamo portatori del fuoco, siamo sentimento, amicizia, e passione fino alla follia.
Gli innamorati conoscono bene questa follia, che ha le sue radici nella natura “ambivalente”, “bifronte” dell’Amore, che Ovidio ha espresso perfettamente nel verso immortale: “Nec tecum nec sine te vivere possum”: il calore che fonde, e, allo stesso tempo, la distanza che separa!
“Io t’ho amato sempre, non t’ ho amato mai”, canta Fabrizio de André.
È questo l’irriducibile “tormento” dell’Amore (sempre presente anche se in forme diverse, sia nella fase dell’innamoramento che in quello dell’amore ormai istituzionalizzato) che esprime il dinamismo costitutivo di Eros, quel misterioso impasto di luce e di ombra che l’attraversa, e che svela nelle sue profondità la polarità ineludibile di Amore e Morte. E qui vorrei ricordare che, non a caso, Afrodite, la dea dell’Amore, era venerata nei tempi arcaici anche come dea della Morte.
Il titolo, “anch’esso bifronte”, vuole attingere proprio questo conturbante mistero. Esso si può leggere, come è scritto, “Solo Amore”, oppure, specularmente, “Amore Solo”.
“Solo Amore” vuol dire che soltanto l’Amore conta, l’amore personale e cosmico allo stesso tempo, perché esso è il ritmo e il respiro stesso della vita.
“Amore Solo” significa, invece, che anche l’Amore è solo, e questo va inteso in un’accezione vastissima, che va dal desiderio umanissimo degli amanti di stare da soli, all’estrema frontiera dove, nonostante l’Amore in sè sia purissima relazione, anche l’umanità, lo stesso Cosmo e addirittura Dio possono fare l’esperienza di una solitudine vertiginosa e priva di parole per essere detta.
La stessa fonte dell’Amore, Dio, è solo senza gli uomini, e senza la Creazione!
Per non parlare, poi, guardando al perimetro del nostro mondo, ai tanti amori avversati e negati, per i più fantasiosi motivi, vuoi che siano omosessuali o che leghino persone di censo, religione, cultura e pelle differente.
Ma, il titolo, letto nella sua interezza, vuole in realtà affermare proprio questo: che nessun amore è sbagliato. Sbagliate sono le leggi, i costumi, lo stato della nostra civiltà.
Ma questa affermazione decisiva, ancora una volta, può essere fatta solo dalla poesia, questa più sapiente ermeneutica della Realtà.

Donna del mare

Torna, torna amore

a donarmi quel frutto

nell’azzurro cielo di Creta,
lungo coste che portano la felicità.
Torna a ballare con me il sirtaki,
seduti al tavolo di quella taverna
sul mare di Triopetra.

La luna quasi si immergeva nell’acqua
e il vento tra le tamerici

ci ubriacava di profumi.

Portavi un abito lungo
comprato su una bancarella

ma eri una dea

luminosa e bella

Come la vita sognata.

Mi manchi donna del mare.

Sirena

Come luna che sorge

nel cuore del sole,

mi venisti incontro

in un mare di cobalto,
una mattina d’estate.
Sospesi tra cielo e terra
in un abbraccio equoreo.
Com’era leggero allora il mondo
e sorridente la vita.

Tu eri quel sorriso.

Ero andato lontano
a perdermi nell’immensità marina,
pulsante di risonanze cosmiche.

Il sale e il sole
mi colavano dai capelli sugli occhi.
Mi ero fermato,

per riprendere fiato

e trattenere quel momento perfetto.
E d’un tratto
ti vidi,
nuotare incontro a me.

Soli nel mare

come astri persi nel firmamento.
La crocchia dei tuoi capelli

Il tuo timone.

Mi guardavi felice,
e il tuo sorriso

di sole impastato di luna
esplose nella mia carne

con il fragore
di una nuova nascita.

Anche il mio cuore

allora

divenne mare.

Postfazione

di Isabella Gambini, editore

“Solo amore” intensa e profonda raccolta poetica di Raffaele Luise ricama una delicata tessitura fra mare, terra e cielo. Nella prima parte è l’acqua a condurre le danze del sentire poetico, accompagnandone l’immersione emozionale. Il poeta accoglie dentro di sé l’immensità marina; il cuore diventa acqua, la vita una trama d’onde. E come i flutti nella risacca, il sentimento avanza, si infrange e ritorna, perché sempre si torna/per ripartire. Il Mediterraneo resta una presenza dilatata, continua e sconfinata, famigliare e impenetrabile; guida la forza arcana di una navigazione dell’anima, espletando la funzione maieutica che spinge la passione a farsi parola. In questo sentire fluido, l’amore non può che avere le fattezze e lo sguardo acquoreo di una donna del mare, una musa che conduce gli approdi e i naufragi del cuore. Se la distesa del Mediterraneo ha il potere di richiamare l’arcana evocazione del mito, l’immersione nel profondo può però anche manifestarsi come una discesa infera, nella quale il poeta, come Orfeo, vaga alla disperata ricerca di una Euridice smarrita in un regno oscuro. E sempre il naufragio si fa metafora dell’erranza dell’anima, che nella lenta deriva trova la
consolazione del perdersi nel mistero di Dio.
Nella seconda parte della raccolta ha luogo l’approdo, ed è la terra a reclamare il canto. Anche le parole si fanno più solide, corporee, per trasformarsi in narrazione e dare voce alla materia, allargando lo sguardo fra cielo, terra e acqua. Ma anche questo mondo più definito è sempre esplorato con sguardo diafano, attraverso un alfabeto di stimoli e suggestioni. Come in un cantico che rivela che ogni cosa è sacra, e può confidare il suo intimo segreto a chi sappia mettersi in ascolto. È in questa percezione di parole segrete che diventa possibile sentire Dio, come una vibrazione a cui abbandonarsi, una rivelazione del Creatore attraverso la sua creatura, nel respiro condiviso di spirito e materia.
E così, anche la poesia rimane impigliata, come il cuore, nella magica fusione di tempo ed eternità.

L’Autore

Raffaele Luise è il Decano dei Vaticanisti della Rai, dove ha lavorato come Inviato Speciale per più di trent’anni, seguendo in Italia e nel mondo i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e i primi anni di quello di Francesco. Ha, in diverse occasioni, intervistato i tre Pontefici.
È stato Inviato di guerra, sui fronti più drammatici del mondo, nel trapasso tra fine del Novecento e primi anni del Duemila: in Somalia, in Iraq e a Sarajevo. Tra i massimi esperti del Dialogo interreligioso e interculturale, ha promosso numerosi Convegni sul tema e svolto docenze in diverse Università italiane.
Ha insegnato Giornalismo televisivo presso l’ Università Lumsa di Roma.
È autore di: L’ecumenismo da Basilea a Seul, in Quaderni del Circolo Rosselli (1991); I tre Monoteismi in dialogo, in Quaderni del Circolo Rosselli (1992), editi da Franco Angeli.
La visione di un monaco. Il futuro della fede e della chiesa nel colloquio con Benedetto Calati (2000), bestseller dell’editoria cattolica; Cenacoli di resistenza. Quando i contemplativi delle diverse religioni del mondo pregano per la pace (2004); Dubbio
e Mistero: a colloquio con Norberto Bobbio, (2006), l’ultima intervista rilasciata dal grande Intellettuale; Chiedi alla sabbia. Sulle tracce di Charles de Foucauld (2007), editi da Cittadella Editrice.
Raimon Panikkar. Profeta del dopodomani (2011); Con le periferie nel cuore (2014), editi da Edizioni San Paolo. Testimone della misericordia. Il mio viaggio con Francesco. Conversazioni con Raffaele Luise, Walter Kasper e Raffaele Luise (2015), Garzanti, tradotto in quattro lingue. Diversi altri Scritti sono apparsi in volumi collettanei.
Solo Amore è il suo approdo poetico.
È autore del blog VaticanoMondo, www.vaticanomondo. co

Fotografie di Ivano Mercanzin

Ivano Mercanzin studia disegno e pittura, partecipa a concorsi di poesia ricevendo premi e menzioni.
La lettura di autori classici e contemporanei accompagna il suo percorso mentre lo studio dei pittori e scultori moderni e contemporanei completa la sua formazione. Come un’illuminazione ecco arrivare nel 2012, “La Fotografia”.
Venezia, Terra Madre, The Face (s) of NYC, Coney Island, Fornace Venini, 21 grammi, Boys don’t cry, Lio Piccolo sono alcuni dei suoi progetti esposti in numerose città: Vicenza, Verona, Venezia, Bologna, Padova, Bruxelles, Dublino, Tirana, Costa Azzurra, Marsiglia, New York.

Calligrafie di Coney Island di Petra Casotto

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Un incontro di Ivano Mercanzin

Passeggiavo in un storica stamperia di Vicenza (Stamperia d’Arte Busato) per alcuni scatti di questo luogo magico e sospeso nel tempo, con ancora un’artigianalità artistica e una cura del dettaglio come nel passato, ma con uno sguardo a molti artisti contemporanei, quando mi sono imbattuto in Petra Casotto che stava spiegando l’arte della “calligrafia” alle persone presenti.

Mi sono incantato ad osservare alcune sue opere e ne sono rimasto affascinato. Libri, libriccini, agende, diari , segnalibro, cartoline per tutte le occasioni e rigorosamente fatti a mano ed esclusivi.

In particolare mi ha colpito il libro di un un suo viaggio in Islanda in cui alcune foto erano stampate su carta pregiata, orientale, mi sembra, con la copertina decorata con alcuni suoi disegni ma soprattutto vi erano i testi scritti con una calligrafia originalissima che diventava essa stessa un’opera d’arte.

In quel momento non l’ho disturbata ma poi a casa ci ho pensato e l’ho contatta proponendole un progetto insieme con le mie foto di Coney Island a cui ha aderito fin da subito.

Qui un’ anteprima di alcuni libri da lei realizzati con le mie foto e con i miei testi di Coney Island reinterpretati da Petra che con i suoi disegni e le sue personalissime calligrafie ha creato delle vere e proprie opere d’arte uniche ed esclusive e del tutto personalissime.

I libri, le tavole, i diari, le agende e altro saranno esposte in varie fiere dell’arte (appena sarà possibile) insieme alle mie foto e l’organizzazione è stata affidata in esclusiva alla galleria internazionale

CONTEXT ART GALLERY che trovate a questo link

Mentre il progetto fotografico completo lo trovate qui: (Ivano Mercanzin – Coney Island)

mentre altri lavori di Petra Casotto sono qui.

Qualcosa di lei:

“Carta ed Inchiostro sono i protagonisti della mia ricerca espressiva. Adoro la carta e la sua estrema versatilità: ciò che si può creare con questa materia e ciò che si può scrivere e disegnare su di essa. Il mio percorso artistico inizia nel 2006 alla Bottega del Tintoretto a Venezia, dove seguo nel tempo i Corsi di Disegno, Incisione e Stampa d’arte con i maestri Roberto Mazzetto, Sara Flores Vio e Florence Faval. Da qualche anno mi sono appassionata allo studio approfondito della Calligrafia formale ed espressiva. Ciò che creo nasce dal desiderio autentico di dare spazio a quello che ho imparato e alle mie emozioni più profonde, riscoprendo il valore e l’unicità di ciò che viene scritto e realizzato rigorosamente a mano.

TESTI di Ivano Mercanzin tratti dall'intervista a Witness Journal che trovate completa qui

“A Coney Island mi sono ritrovato in un mondo surreale, come all’interno di una favola in bianco e nero. Il non colore che sembra poesia con mille sfumature nei toni del grigio. E’ silenzio, assenza di rumore se non quello del mare, un naturale suono che culla la mente e accompagna i pensieri lasciandoli fluire senza interruzione, finalmente liberi di vagare.”

“E’ silenzio, assenza di rumore se non quello del mare, un naturale suono che culla la mente e accompagna i pensieri lasciandoli fluire senza interruzione, finalmente liberi di vagare.”

“Le foto raccontano storie e mondi altrui ma nel profondo, è la tua anima che si svela.

“Sento i profumi, i colori, i silenzi. Cerco di fiutare l’aria lasciando libere le mie emozioni. La macchina fotografica come un prolungamento delle mia anima.

“Sento i profumi, i colori, i silenzi. Cerco di fiutare l’aria lasciando libere le mie emozioni. La macchina fotografica come un prolungamento delle mia anima.”

“Le foto raccontano storie e mondi altrui ma nel profondo, è la tua anima che si svela.”

“La fotografia non deve rappresentare ogni cosa anzi deve togliere il più possibile, lasciando solo pochi elementi sparsi che possano essere carpiti ed interpretati dall’osservatore. Egli costruirà un racconto personale e lo completerà con il proprio vissuto, con le emozioni e con il proprio sguardo interiore.”

“Sento i profumi, i colori, i silenzi. Cerco di fiutare l’aria lasciando libere le mie emozioni. La macchina fotografica come un prolungamento delle mia anima.”

“Il mio è un racconto lieve, leggero, quasi impalpabile. Il bianco ed il nero descrivono tutto questo con delicatezza, in modo poetico, senza contrasti.

Lontananze, figure appena abbozzate, a volte perse tra la nebbia, mai vicine, come sospese in un paesaggio surreale. Osservando i miei scatti mi piace definire la mia Coney Island il luna park dell’anima”.

“A Coney Island mi sono ritrovato in un mondo surreale, come all’interno di una favola in bianco e nero. Il non colore che sembra poesia con mille sfumature nei toni del grigio. E’ silenzio, assenza di rumore se non quello del mare, un naturale suono che culla la mente e accompagna i pensieri lasciandoli fluire senza interruzione, finalmente liberi di vagare.”

Un incontro di Petra Casotto

Un incontro casuale e una sensazione che prometteva… così nasce questa speciale collaborazione. L’idea è quella di unire immagini e parole: fotografie e racconti di viaggio.

Per il lavoro ho utilizzato della carta pregiata orientale sulla quale ho trasferito le fotografie utilizzando un semplice medium acrilico. Sulle fotografie così trasferite ho poi scritto liberamente i testi. Ad ogni fotografia è stato abbinato un testo diverso ed una scrittura diversa. Il punto di partenza è la Scrittura Italica corsiva, diffusasi in Italia nel 1400, nella sua versione più formale. Ho creato poi alcune variazioni personali più espressive, modificando la qualità del segno, la forma delle lettere ed il ritmo della scrittura.

Tavole

Formato 45x60cm

Inchiostro Sumi su carta artigianale orientale Hokosawa

Libri

Formato – libro chiuso – 20×20 cm

Inchiostro Sumi su carta Arches e su carta artigianale orientale Hokosawa

Autumn

date » 02-02-2020 18:27

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ivano_mercanzin_2019__39.jpgivano_mercanzin_2019__61.jpg

Autore: Ivano Mercanzin
Sezione: AUTUMN
Selezione: Paola Palmaro
Evidenza del 25/10/2019
Motivazione:
Riuscire a captare l'essenza stessa dell'autunno trasmettendola in bianco e nero è un privilegio che ci si può permettere solo quando si ha un paesaggio nel cuore oltre che negli occhi.
Ivano ha comunicato la dolcezza di un sentimento di appartenenza a questo paesaggio attraverso il riflesso nel canale del casolare, punteggiando la scena di dettagli che la riempono di una malinconia delicatissima e struggente. Ci sono stagioni che fanno parte della nostra vita fin dalla nascita, sono indissolubilmente connesse con la nostra anima e riescono a farsi tradurre con un'eleganza ed una profondità che a pochi fotografi è concesso di realizzare e mostrare.
Ivano Mercanzin possiede la rara capacità di colorare qualsiasi emozione usando un bianco e nero che ne ravvivi il sentore nell'immaginario collettivo, unendo alla sua tecnica un cuore grande quanto l'orizzonte che vuole comprendere, un cuore che si manifesta in queste scene dove la semplicità non deve essere confusa con la superficialità ma con un candore che pochi adulti hanno saputo conservare stupendosi continuamente e non solo da bambini, dei luoghi che li hanno visti crescere e diventare uomini.
Ci sono paesaggi dell'anima che non si dimenticano mai, neppure dopo averli visitati e poi rivisti a distanza di decenni, ci sono stagioni che non hanno bisogno di essere colorate perchè certe sfumature ognuno di noi le può dipingere con la memoria dei sensi e dei sentimenti e questo Ivano non solo lo sa ma è in grado di suggerirlo e di realizzarlo come corollario di intenti che superano l'arte e la tecnica della fotografia per divenire un'emozione catturata e composta con cura pronta a sfidare l'eternità!
Ammiro Ivano, complimenti per questo gioiello in bianco e nero cui hai dato una carezza di luce, quella nei tuoi occhi.
(Paola Palmaroli)

Villaggio di pescatori

date » 02-02-2020 12:13

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Ivano ogni fotografo ha la sua calligrafia quando "scrive" con la luce quel che vede e sente.
La tua calligrafia è simile a quella usata nelle lettere nei primi del Novecento, un ricamo che il tuo sguardo avvolge donando un timbro delicatissimo alla voce della natura dei luoghi che fai tuoi. Incontro i tuoi scatti e sento che sono visioni che superano l'atmosfera stessa da te catturata impregnando ogni spazio del tuo umore, della tua fascinazione, di quello stupore che raramente un uomo adulto conserva e trasporta con sé nel tempo dalla sua infanzia.
Ami questa terra, la sua liquida emozione, una dolcezza incredibile mai leziosa invade i nostri occhi incandandoci. Il bianco e nero per te è un sussurro, una corrente morbida che increspa la superficie delle acue, è un tocco magistrale dettato da un'eleganza non solo di stile ma di contenuto. Tu sei i luoghi che ci mostri, ci sei dentro fin nell'anima, scorrono come una corrente invisibile nel tuo modo di sentire ed ascoltare la natura.
Riesci a resuscitare quello spirito innato nell'uomo che lo ha indotto a superare i propri limiti, i confini del suo mondo, quelli di una natura che fa parte di ogni tuo passo, di ogni tuo sguardo e quando entro nei tuoi scatti in bianco e nero ecco che una tavolozza multicolore di sensazioni mi avvolge dandomi il privilegio di percepire quel che tu hai sentito visitandolo giorno dopo giorno, anno dopo anno, fino a donarci quella bellezza così immediata e semplici che solo un cuore puro riesce a descrivere come fai tu. Il cuore di un bambino che diventato adulto non ha smesso di provare gioia di fronte a tutto ciò che racchiude le sue radici più profonde.
Ammiro è fin riduttivo per esprimerti quel che provo di fronte a questa fotografia, hai colto la luce morbida e delicata del luogo e della stagione che lo veste con una raffinatezza senza pari, una visione poetica che so essere la tua realtà e ci inonda di sensazioni avvolgenti facendoci viaggiare nel tuo mondo.
Grazie per avermi confermato che il talento senza anima non riesce a catturare la bellezza del mondo ne fotograficamente ne con qualsiasi altro linguaggio artistico.
(Paola Palmaroli)

Il Mare

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Un'armonia che appena si osserva questa fotografia si cerca nei dettagli per poi comprendere che fa parte sia del paesaggio che dell'interazione tra l'umana natura e quella di un luogo che ispira una serenità disarmante. La scena è impregnata di una luminosità morbida ed avvolgente, si rimane come soggiogati, ipnotizzati, dalla calma che si respira.
Un caos calmo, una comunicazione tra cielo e terra, tra aria ed acqua, tra la scarna vegetazione che tratteggia l'orizzonte ed in primo piano sprazzi di rassicurante appartenenza ad un territorio generoso per la bellezza in punta di piedi che cesella e custodisce con cura. La scia lasciata dalle due canoe sono tracce che appartengono ad una scrittura umana sempre pronta a lasciar dietro di sé il peso di un'esistenza troppo veloce ed alienante.
Qui ci si riappropria dei propri ritmi, del profumo del giorno e di quello di una trasmissione di emozioni che si coagula nei riflessi lasciati sulla superficie dell'acqua, come se il sospiro del mondo avesse deciso di farsi ascoltare senza urlare, solo navigando sulle acqua placide e chiedendo al cielo una luce che appaghi anima e corpo. Ammiro Ivano come riesci sempre ad unire il corpo e l'anima di una terra in cui ti riconosci e da cui noi riusciamo a trarre beneficio respirandola grazie al tuo sguardo attento e sensibile.
(Paola Palmaroli - dal blog Alitia Fotografia)

INTERVISTA: vernice.artmagazine 2019

date » 04-08-2019 12:03

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tags » ivano.mercanzin@gmail.com, vernice art magazine, intervista,

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INTERVISTA DI VERNICE-ART MAGAZINE

COSA TI HA PORTATO A DIVENTARE UN’ARTISTA? COME E’ INIZIATO IL TUTTO?
Vi ringrazio di questa definizione che mi sembra alquanto altisonante. Mi sento un racconta-storie, cerco almeno di esserlo anche perché mi sono reso conto che è un valido strumento per conoscere meglio se stessi e le persone che ti stanno intorno. La rappresentazione in immagini, come qualsiasi altra arte, ti porta inevitabilmente a entrare nel profondo, a scandagliare i recessi della tua anima, a entrare in sintonia con i livelli più profondi del tuo sentire. Tutto ciò poi emerge nell’osservatore delle tue immagini che rimane coinvolto emozionalmente grazie alla forza evocativa della fotografia.
E’ iniziato tutto apparentemente per caso solo nel 2012, ma in maniera prepotente dato che non trascorre giorno che non faccia qualcosa che abbia a che fare con la fotografia, scattare, leggere, documentarmi, studiare, stampare libri, scrivere di fotografia e curare le collaborazioni con scrittori, poeti, performer e altri artisti.
Ritengo che la fotografia sia, di fatto, il mio linguaggio espressivo che più di altri è riuscito a far breccia in me. Sono partito, infatti, con il conoscere e approfondire la letteratura, la poesia, la pittura e la scultura e sentivo la necessità di esprimermi in maniera “artistica” e così per caso ho acquistato una macchina fotografica e ho cominciato a usarla sorprendendomi del fatto che piano piano stava diventando un nuovo linguaggio che racchiudeva in se tutte le mie passioni.

What has you taken to become an artist? How has it all started?
I thank you for this definition, which seems to me to be quite high-sounding. I feel like a story-telling, at least I try to be one because I realized that it is a valid tool to learn more about yourself and the people around you. The representation in images, like any other art, inevitably leads you to enter into the depths, to probe the recesses of your soul, to tune into the deeper levels of your feeling. All this then emerges in the viewer of your images who remains emotionally involved thanks to the evocative power of photography. It all started apparently by chance only in 2012, but in an overbearing way since it does not spend a day that does not do something that has to do with photography, take, read, document, study, print books, write about photography and take care of collaborations with writers, poets, performers and other artists. I believe that photography is, in fact, my expressive language that more than others has managed to break through in me. In fact, I started learning about literature, poetry, painting and sculpture and I felt the need to express myself in an "artistic" way, and so by chance I bought a camera and started using it surprisingly that slowly it was becoming a new language that contained all my passions”.

QUAL E’ LA TUA PIU’ GRANDE FONTE DI ISPIRAZIONE?
Mi reputo molto fortunato perché la passione per le arti in genere, come ho scritto in precedenza, mi ha sempre accompagnato e questo meraviglioso mondo influenza di continuo la mia sensibilità facendo emergere la necessità di esteriorizzare le mie emozioni attraverso la fotografia. Ecco quindi che le fonti d’ispirazione, le cerco all’esterno, tra la gente, nei paesaggi, nei dettagli anche i più insignificanti, nel poco e nel minimo. Spesso le mie fotografie hanno pochi dettagli, sono essenziali, non c’è mai caos o confusione, ci sono pochi elementi, cerco di “togliere” il più possibile in modo che sia l’osservatore a comporre l’immagine in base ai suoi ricordi, alla sua memoria. In questo caso avviene quello strano fenomeno, quasi di transfer, tra le tue emozioni e quelle dell’osservatore, anche se non lo conosci e non sa nulla di te. E qui risiede la grande importanza della fotografia, la sua forza evocativa che travalica tempo e spazio.

What is your most great source of inspiration?
I consider myself very fortunate because the passion for the arts in general, as I wrote earlier, has always accompanied me and this wonderful world continually influences my sensitivity by bringing out the need to externalize my emotions through photography. Here, then, that the sources of inspiration, I look for outside, among the people, in the landscapes, in the details even the most insignificant, in the little and the minimum. Often my photographs have few details, they are essential, there is never chaos or confusion, there are few elements, I try to "remove" as much as possible so that the viewer is able to compose the image based on his memories , to his memory. In this case the strange phenomenon, almost of transfer, takes place between your emotions and those of the observer, even if you don't know him and he knows nothing about you. And here lies the great importance of photography, its evocative power that transcends time and space”.

RACCONTACI DI PIU’ RIGUARDO IL TUO PROCESSO CREATIVO
Ansel Adams ha ben sintetizzato questo concetto con uno dei suoi più famosi aforismi: “Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica, tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito e le persone che hai amato.”
Ecco quindi che le “contaminazioni” artistiche diventano fondamentali alla realizzazione dei miei progetti fotografici. E in ogni istante, dalla visione iniziale, allo scatto, alle elaborazioni successive e all’editing finale tutto ciò viene filtrato dal mio vissuto e diventa la “mia” fotografia. Ritengo che solo attraverso questo processo interiore si riesca a realizzare immagini che contengano in sé delle emozioni.

Tell us more about your creative process
Ansel Adams has well summarized this concept with one of his most famous aphorisms: "You don't just take a photograph with a camera, you put in the photo all the images you saw, the books you read, the music you heard and the people you loved. " Thus the artistic "contaminations" become fundamental to the realization of my photographic projects. And in every moment, from the initial vision, to the shot, to the subsequent elaborations and to the final editing, all this is filtered by my experience and becomes "my" photography. I believe that it is only through this inner process that we are able to create images that contain emotions in themselves

QUAL E’ IL TUO ARTISTA PREFERITO DI TUTTI I TEMPI E PERCHE’?
Tra i miei preferiti Francesca Woodman, Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Daido Moryama, Todd Hido, Alex Webb e molti altri. Come vedi stili diversi tra loro e anche per qualcuno molto lontani dal mio genere fotografico. Ma per questo mi affascinano perché sento sempre la necessità e la curiosità di sperimentare nuovi linguaggi espressivi e di mettermi in discussione, partendo da zero.

What is your favorite artist of all times and why?
My favorites include Francesca Woodman, Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, Daido Moryama, Todd Hido, Alex Webb and many others. How do you see different styles between them and also for someone very far from my photographic genre. But for this reason they fascinate me because I always feel the need and curiosity to experiment with new expressive languages and to question myself, starting from scratch”

COSA TI PIACE FARE QUANDO NON STAI FOTOGRAFANDO?
Come già detto prima la fotografia, occupa un posto importante nella mia vita e il tempo che le dedico è quasi tutto il mio tempo libero. In alternativa ascolto musica di vario genere, jazz in prevalenza, leggo poesie, qualche racconto, studio i fotografi famosi, guardo film d’autore. Tutti stimoli che poi sento che mi arricchiscono spiritualmente e mi permettono di raccontare in fotografia le “mie” storie.

What you like to do when you are not photographing?
As I said before, photography occupies an important place in my life and my time is almost all my free time. Alternatively, I listen to music of various kinds, mostly jazz, I read poems, a few stories, study famous photographers, watch author films. All stimuli that I then feel that enrich me spiritually and allow me to tell "my" stories in photography”.

QUAL E’ LA PIU’ GRANDE SFIDA IN CUI TI SEI IMBATTUTO COME ARTISTA?
Comprendere che non devi soffermarti e sposare un solo genere fotografico, ma aprire la mente e lasciare che il flusso della creatività scorra liberamente. Mi è capitato, infatti, che nella stessa settimana abbia sperimentato la lontananza e la vicinanza con le persone con due progetti completamenti diversi tra loro. Nel 2015 ero a NY per la mia prima mostra, “Venezia Visioni e Illusioni” e la galleria si trovava a Manhattan. Ogni giorno mi spostavo dal Queens, dove alloggiavo, a Manhattan e mi sono accorto in quel momento che mi affascinavano le persone nella subway e dintorni. Ho cominciato a scattare per cercare di cogliere le emozioni di quei brevi momenti di contatto tra me e loro e ne è uscito il racconto “The face (s) of NYC”, visi e corpi molto ravvicinati nella loro quotidianità (scattavo senza farmi notare tenendo la macchina appesa ma mai davanti agli occhi). Sempre lo stesso periodo, un altro racconto, “Coney Island” completamente diverso: un luna park a dicembre chiuso con pochissime persone che passeggiavano in questo luogo deserto e desolato. La spiaggia e l’oceano a fare da cornice. Quasi un paesaggio onirico completamente diverso da “The Face” eppure affascinante, poetico e come sospesa in un’atmosfera surreale, l’ho definito il Luna Park dell’anima.

What is the largest challenge in which you have been understanded as an artist?
Understand that you must not dwell and marry a single photographic genre, but open your mind and let the flow of creativity flow freely. It happened to me, in fact, that in the same week he experienced the distance and closeness with people with two completely different projects. In 2015 I was in NY for my first show, "Venezia Visioni e Illusioni" and the gallery was in Manhattan. Every day I moved from Queens, where I was staying, to Manhattan and I realized at that moment that people in the subway and surroundings fascinated me. I started shooting to try to capture the emotions of those brief moments of contact between me and them and the story “The face (s) of NYC” came out, faces and bodies very close in their everyday life (I shot without letting myself be noticed holding the car hanging but never before the eyes). Always the same period, another story, "Coney Island" completely different: a funfair in December closed with very few people walking in this deserted and desolate place. The beach and the ocean are the setting. Almost a dreamlike landscape completely different from "The Face" and yet fascinating, poetic and suspended in a surreal atmosphere, I called it the amusement park of the soul”.

CHE TIPO DI CONSIGLIO DARESTI AD UN ARTISTA EMERGENTE, NUOVO NEL MONDO DELLA SCENA ARTISTICA?
Di stimolare la creatività e la sensibilità aderendo a tutte le iniziative “artistiche” possibili lasciando aperta la mente a provare nuove esperienze culturali, interagendo con le persone con cui si viene a contatto e poi disciplina e impegno e crescere in caso di sconfitte per avere nuovi stimoli. Poi il resto viene da sé, con questo esercizio di sensibilità la fotografia arriva da sola, anzi è lei che si fa avanti, ti si presenta e tu non devi fare altro che scattare, perché il processo di creazione si era già formato dentro di te.

What kind of advice would you give to an emerging artist, new in the world of artistic scene?
To stimulate creativity and sensitivity by adhering to all the "artistic" initiatives possible, leaving the mind open to try new cultural experiences, interacting with the people you come in contact with and then discipline and commitment and grow in case of defeats to have new ones stimuli. Then the rest comes by itself, with this exercise of sensitivity, photography comes by itself, on the contrary, it is she who comes forward, presents herself to you and you don't have to do anything else but shoot, because the creation process was already formed inside you”.

QUAL E’ IL TUO SOGNO PIU’ GRANDE?
A dire il vero mi sembra già di vivere un sogno, grazie alla fotografia che mi sta dando sempre più soddisfazioni. Mi offre anche nuove opportunità e “contaminazioni” sorprendenti, per esempio una collaborazione con una scrittrice che ispirandosi alle mie foto ha scritto alcuni racconti pubblicati in un libro, un editore che mi ha chiesto delle foto inedite per una raccolta di poesie poi diventate un libro, un’artista-performer con la quale stiamo facendo un lavoro molto interessante sull’Anima Manifesta, una allegoria dell’anima selvaggia, una galleria d’arte che mi ha commissionato un lavoro molto interessante sulla reinterpretazione di oggetti comuni che attraverso la fotografia assurgono ad opere d’arte. E chissà che altro ancora…

What is your largest dream?
To tell the truth it seems to me already to live a dream, thanks to the photography that is giving me more and more satisfactions. He also offers me new opportunities and surprising "contaminations", for example a collaboration with a writer who, inspired by my photos, wrote some stories published in a book, a publisher who asked me for unpublished photos for a collection of poems and then became a book , an artist-performer with whom we are doing a very interesting work on the Soul Manifesta, an allegory of the wild soul, an art gallery that commissioned me a very interesting work on the reinterpretation of common objects that through photography rise to works of art. And who knows what else “.

Bio
Ivano Mercanzin vive a Montecchio Maggiore(VI), studia disegno e pittura con il maestro Vincenzo Ursoleo, partecipa a concorsi di poesia ricevendo premi e menzioni. La lettura di autori classici e contemporanei accompagnano il suo percorso e lo studio e le mostre di grandi pittori e scultori moderni e contemporanei completano la sua formazione. Come un'illuminazione ecco arrivare il 2011, quando esplode dentro di lui " La Fotografia" e il 31.12.11 l'acquisto della prima macchina digitale.
Osserva, filtra, cristallizza e come un alchimista le immagini fuoriescono prepotenti e invadono lo spazio librandosi negli anfratti della memoria. Venezia, Terra Madre, The Face(s)of NYC, Coney Island, Fornace Venini,21 grammi, Boys don't cry, Lio Piccolo sono alcuni dei suoi progetti.

Ivano Mercanzin lives in Montecchio Maggiore (VI), studies drawing and painting with the maestro Vincenzo Ursoleo, participates in poetry competitions receiving prizes and mentions. The reading of classical and contemporary authors accompany his journey and the study and exhibitions of great modern and contemporary painters and sculptors complete his training. As an illumination, 2011 arrives, when "La Fotografia" explodes inside him and on 31.12.11 the purchase of the first digital camera. Observe, filter, crystallize and as an alchemist the images come out overbearing and invade the space hovering in the recesses of memory. Venice, Terra Madre, The Face (s) of NYC, Coney Island, Fornace Venini, 21 grams, Boys don't cry, Lio Piccolo are some of his projects.

http://picdeer.com/vernice.artmagazine




Lio Piccolo

date » 16-06-2019 07:46

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tags » poesia, poesie, lieto colle, lio piccolo, lino roncali, fotografie,

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Lio Piccolo
poesie di Lino Roncali
immagini di Ivano Mercanzin
collana soloventi
editore LietoColle

A questo link il progetto fotografico completo

per acquistare il libro


INTRODUZIONE DI GIAN MARIO VILLALTA

Un lido dell'io

Lino Roncali ha scritto, serbato, riscritto queste poesie per un tempo lungo abbastanza per far sì che diventino parte della memoria, e non soltanto resoconto dell'esperienza. Per questo hanno il sapore di un vissuto che non è solo incontro con un luogo e sorpresa per la sua unicità.
Nella nostra esistenza attuale, che ci invita al turismo (sotto ogni suo aspetto), spesso è fastidiosa la presunzione che un altrove sia sufficiente a parlare di sé in quella forma dell'interrogazione, che è propria della poesia, dove l'io è chiamato a restituire all'esperienza una voce non effimera, radicata nel tempo.
Una voce ferma e disarmata, ironica senza darlo troppo a vedere, nostalgica ma di una nostalgia epurata di ogni sentimentalismo è quella che incontriamo in questi componimenti. E ben corrisponde alle immagini che la accompagnano, di Ivano Mercanzin, che fruttano un gioco di parole esplicito con il toponimo di riferimento: Lio piccolo e L'io piccolo, parola e immagine, si contendono evocazione e conoscenza, piacere della forma e margini di riflessione.
Lio piccolo è un'isola della laguna veneta, anzi un insieme di isolotti separati da canali molto stretti, collegati da ponti. È vicino a Cavallino, a Treporti; vale a dire che a pochi minuti di barca o di traghetto c'è Venezia. È quasi necessario immaginare Venezia, appena dietro lo sguardo. Venezia di souvenir e B&B, Venezia spopolata e invasa ogni giorno, Venezia con la sua eterna magnificenza dell'arte e il suo eterno carnevale del turismo. Roncali e Mercanzin non ne fanno menzione, puntano tutto sulla possibilità di questo luogo altro di essere soltanto se stesso. Una marginalità che è persistenza, non si vanta della sua singolarità, non si lamenta dell'isolamento.
Lio è una contrazione locale della parola lido. L'io è una funzione grammaticale che mette in evidenza il soggetto della parola. Un piccolo lido incontra un soggetto che restringe i propri confini, li fa aderire al tempo, alle cose, agli accadimenti che lo coinvolgono. Nessuna polemica con il presente, che vuole per ogni cosa, per ogni esperienza e per ogni soggetto un superlativo. Nessuna polemica ma il fermo raccoglimento intorno a quanto dell'esperienza può diventare vita propria, unica, senso che si fa della vita vivendo.
Spesso abbiamo letto, abbiamo sentito dire che tale o tal altro libro di poesia è un “diario”. Il senso è intuitivo. Ma ci siamo mai chiesti che rapporto c'è tra un vero diario (come vuole la definizione, un susseguirsi di note legate a una data) e il lavoro della poesia, che richiede meditazione, ritorni nel tempo, riscritture? Allora possiamo dire che quello di Roncali è un diario delle sue gite a Lio piccolo, un posto che è una singolarità, il contrario di un non-luogo, nonostante la sua distanza da pochi raggiunta, la sua vita che ha ritmi e forme non allineate a un presente che uniforma ogni comportamento. Un super-luogo, in un certo senso. La lievità, la sincerità che ci convince in questi componimenti, è però proprio la mancanza della prevedibile retorica del super luogo. Roncali trasforma il diario delle sue gite (lo dico così, con un voluto abbassamento, con l'espresso fastidio che una tale proposta mi arrecherebbe) in un abbandono al richiamo che queste sue visite (con questa parola, le gite si trasformano in relazione personale) rivolgono alla sua vita, che è altrove da qui, ma qui trova confronto e pensiero, una parola che sente propria. Visitando Lio piccolo, Roncali accetta di venirne a sua volta visitato. Senza enfasi. Senza proclami. Ma il suo sguardo si affina, il suo stare diventa esigente per il suo comprendere, prima di tutto se stesso, senza mai parlare di se stesso con enfasi.
Ecco che allora anche noi, percorrendo le pagine di questo piccolo libro, sentiamo di visitare e di essere visitati (mai invasi, mai urtati) un altrove che - in fondo - riconosciamo ancora parte della nostra coscienza e della vita quotidiana. Un altrove che ritroviamo nella nostra vita quotidiana anche dove e quando è troppo piena, assediata da troppo altro.
C'è dell'intelligenza, certo. C'è dell'artigianato. C'era il rischio di riproporre in termini attuali ciò che un tempo si chiamava “bozzettismo”. Ma i pregiudizi si formano e si sciolgono: resta un piccolo libro che torneremo a sfogliare e che sapremo dove si trova a casa nostra. Dove potremo ritrovarlo.




















PRESS: Eugenio Marzotto ritratto per il libro "Sto bene qui"

date » 24-11-2019 18:07

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Dialogo breve tra lo scrittore e il fotografo.
(Eugenio Marzotto e Ivano Mercanzin)

L’occasione: il ritratto per il libro “Sto bene qui” uscito in questi giorni.

Scrittore:
La forza della foto non è il soggetto ma il racconto scritto da quel soggetto. È come se i personaggi e gli ambienti noir si fossero impossessati di me e viceversa e tu l’hai visto, immortalato, rappresentato non con la tecnica ma con il cuore. Hai letto oltre l’obiettivo, perforato con uno scatto il mio volto per proiettarlo sul libro. Non so come tu abbia fatto, forse per affinità. I ritratti di copertina di solito sono una semplice rappresentazione dell’autore, qui tu sei andato oltre con mio grande stupore. Devo capire se quella foto da dannato è adatta ad un pubblico che io spero sarà eterogeneo e non solo ai balordi come me.

Fotografo:
Sfogliavo le varie foto e quando mi sono imbattuto in questa mi ha attirato con forza a sé e ho subito pensato : chi è Danny? ovviamente l'analogia è stata immediata, senza pensarci, ho collegato immediatamente il ritratto al protagonista del tuo libro, pur conoscendo di fatto poco o nulla se non la sinossi. Quasi come se mi fossi immaginato quello che poi tu hai scritto nel messaggio. Pensavo come spesso accade che un libro di fatto racconta di sé e ti permette di vestire ruoli diversi dando ampio sfogo al tuo sentire nel far vivere i vari personaggi, come se tutti appartenessero alle molte sfaccettature del proprio animo e grazie alla scrittura fai esistere e aiuta a comprenderti. Quando scatti un ritratto non arriva subito la foto "giusta" devi ascoltare la persona che ti sta davanti, devi "sentirla" e anche se apparentemente potresti sembrare sereno e calmo, sei invece in tensione, con tutti i sensi all'erta pronto a catturare il momento. E senti l'empatia. Con te è stato facile, sembravamo entrambi già pronti, quasi collaudati o forse perchè entrambi consci dell'importanza del momento e con reciproca fiducia. Infatti tantissimi scatti sono veramente "buoni" e di ottimo livello. Tutti che raccontano qualcosa di te. Come se fossi riuscito a immortalare le molte "anime" che ognuno di noi ha.

Bagno Vignoni

date » 24-10-2018 23:02

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Bagno Vignoni (SI)
Nota dell'autore dello scatto.

Ci sono luoghi sulla terra che non hanno tempo, non sono ne un "ieri", ne un "oggi", ne un "domani", solo un sempre declinato dall'emozione di incontrare quell'angolo di mondo custodito dentro il proprio cuore e continuamente ravvivato dal desiderio di farne parte, di esserci anima e corpo.
Beh, se volevi trasmetterci tutto questo Ivano, ci sei riuscito e non solo: hai colto una bellezza semplicemente disarmante, come certi volti acqua e sapone che ti dicono tutto senza aprire bocca ma sorridendoti dai recessi dell'anima. Devi amarlo molto questo angolo di terra dove il cielo accarezza ciò che l'uomo ha cesellato con cura e dove anime come la tua si ritrovano sempre come se fossero appena nate, in quel preciso istante in cui gli occhi si sono messi in relazione con lo spazio emozionale che dilaga oltre i confini stessi stabiliti dalla fotografia e dal punto visivo in cui hai deciso di scattare.
Più guardo questa tua fotografia e più capisco come la natura umana sia consapevole di quanto quella che ci circonda sia fondamentale, una pietra angolare per ogni esistenza e vissuto. Il tuo è inscritto in luoghi dove il bianco e nero ci descrivono lo spirito con cui li vivi. Non attraversi mai semplicemente uno spazio tu lo abiti anima e corpo e questo si sente in ogni tua visione. Grazie per averci donato uno squarcio di infinito in un quadro dove la cornice si dissolve per darci la possibilità di estendere oltre i confini del visibile quel che tu hai visto e sentito e noi con te continuiamo a percepire viaggiando idealmente con il tuo sguardo.
(Paola Palmaroli)

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